martedì 29 novembre 2011

Vivere con stile



La soluzione ad una continua flessione della qualità della vita che ci regala sempre meno spazi e sempre più nevrosi credo non possa essere proprio quella di aspettare che la stupidità umana muoia con i suoi portatori sani perché ahimè ciò è impossibile. Il nostro modello di sviluppo economico sta cambiando la vita dei suoi cittadini che inconsciamente lo subiscono passivamente senza valutarne davvero i pro e i contro. La speculazione edilizia che si è accanita sul nostro territorio negli ultimi 15 anni ha provocato una diminuzione degli spazi in cui vivere a cominciare paradossalmente proprio da quelli abitativi, i cui canoni qualitativi sono rappresentati in primis da alveari bituminosi più consoni agli insetti che agli esseri umani. Un urbanizzazione densa implica ovviamente oltre ad un aumento della popolazione nel territorio limitrofo anche quello di automobili e quindi del traffico determinando un concreto cambiamento del nostra qualità della vita in materia di inquinamento atmosferico ed acustico. Per come poi vengono realizzati gran parte degli edifici oggi, aggiungerei anche un consumo non sostenibile di energia elettrica ed acqua e, visto il nostro sistema di recupero dei rifiuti, anche un ulteriore peso nello smaltire i conseguenti rifiuti solidi urbani. Infine aggiungerei l’inconscia tristezza nello scrutare dalla nostra finestra un parallelepipedo di cemento oscura sole il cui progetto è stato senz’altro copiato (pari pari) dai disegni dei bambini delle scuole elementari. Il paese sta mutando sotto i nostri occhi ed il diktat economico, nonostante la crisi abbia rallentato drasticamente questo processo, è sempre lo stesso: speculare ed edificare perché ciò fa muovere l’economia (si fa per dire). Porta infatti grandi introiti ai costruttori, ai comuni attraverso i permessi ed in futuro forse anche attraverso la reintroduzione dell’ICI e tutto ciò nel sacro nome del lavoro e del progresso economico. Gli esempi di una speculazione edilizia fine a se stessa sono intorno a noi, accanto alle nostre abitazioni e dal punto di vista dell’estetica o della sostenibilità ambientale sarebbero difficilmente difendibili se non da chi vende cemento. Mi sono chiesto come sia stato possibile concedere il permesso di costruire un parallelepipedo di quelle dimensioni sul lungomare di Cesenatico?


Le altre adiacenti vecchie colonie abbandonate seguiranno la stessa linea edificatoria da periferia metropolitana milanese? Questa edificazione selvaggia renderà turisticamente più concorrenziale Cesenatico? Briatore lascerà la Sardegna per venire a Cesenatico? Le aree verdi e le scuole pubbliche vengono incredibilmente decentrate a monte della striscia turistico costiera dove la terra costa meno lasciando quindi campo libero ai “condomini a schiera” dove i terreni e i seguenti appartamenti sono più redditizi perchè vicino al mare. Ma così si trasforma un area dalle sembianze tipicamente turistiche in una anonima periferia metropolitana incasinata e trafficata nella quale generalmente i turisti già abitano e dalla quale fuggono durante le ferie. Siamo sicuri che questo sia il migliore modello di sviluppo urbanistico per la riviera adriatica? L’ex area verde privata di via Ravenna a Gatteo Mare con alberi secolari tramutano in un piatto e vuoto parcheggio pubblico è un esempio lampante del cocktail urbanistico che miscela asfalto e cemento come soluzione al futuro turistico. La nuova scuola che sorgerà oltre la statale adriatica 16 (invece di aver trovato posto a Gatteo Mare 2) costringerà i bambini ed i genitori a recarsi a scuola solo con l’auto invece di andarci a piedi o in bicicletta. Gli alveari e le sue auto stanno rubando spazi vitali ma se i cittadini non lo pretenderanno nessuno degli amministratori comunali avrà il coraggio di interrompere questo scempio edificatorio riducendo in maniera radicale gli indici di edificabilità e le altezze degli edifici futuri restituendo ai paesi costieri uno sviluppo edilizio compatibile con la vocazione turistica che dovrebbero aver garantiti non solo sulla carta. Ma senza una partecipazione attiva, i nostri dipendenti non pretenderanno mai dalla Polizia Municipale il ripristino delle più basilari regole civili di convivenza e di rispetto del codice della strada e tantomeno attuare amministrativamente un inversione di rotta riguardo il nuovo e futuro sviluppo urbano perché il rischio di perdere elettori, cioè voti, è concreto. Quindi? Quindi vuol dire che il miglioramento della qualità della nostra vita e la tutela del nostro territorio dipende solo da noi, sempre che non si scelga invece di…vivere con stile…lasciando ad altri l’arduo compito di progettare un futuro sostenibile per i nostri figli.


2 commenti:

  1. Orlando Macori (in arte "gubàz")Dec 2, 2011 04:18 PM

    San Vigilio... come San Vigilio di Marebbe... ovvero "marebbe" buttarlo giù

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  2. LaVoceRomagnola:
    :-)

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