sabato 10 marzo 2012

Puntini sulle i

Dopo aver ricevuto il commento del capogruppo della maggioranza del comune di Gatteo Deniel Casadei in merito al post “Libertà d’espressione sotto controllo” credo sia opportuno rispondere punto per punto alle sue obbiezioni. In primo luogo perché ritengo l’argomento importante, in secondo perché sono state fatte da un esponente autorevole di questa amministrazione che dimostra trasparenza e disponibilità al dialogo. Tutto ciò col l’unico fine di volere partecipare alle scelte pubbliche, partecipazione che include, non solo l’applauso ma anche la critica e quindi il poter dire: “avete sbagliato, correggete!


1)il giudizio sul fatto che il regolamento sia illegale o incostituzionale è solo una sua opinione, in quanto il regolamento ha ottenuto la certificazione normativa del responsabile del settore affari generali e del segretario comunale, organi che certificano la correttezza di un atto. Il regolamento non si scontra con alcuna norma;
Lo è per i motivi che proprio tu ammetterai qui di seguito non è la mia opinione; ovviamente ogni ente può emanare le norme che vuole, anche quelle palesemente illegittime. Saranno valide finché non verranno dichiarate illegittime dagli organi competenti. Quindi anche il responsabile del settore affari generali e chiunque in questo mondo può sbagliare. La prima norma con cui si sconta è comunque l’articolo 21 della Costituzione italiana.

2)la videoripresa può avvenire solo in presenza di un regolamento che disciplini questa attività;
Regolamentare questa attività è legittimo, giusto, di buon senso ma dipende poi se nel regolamento vengono redatte norme illegittime, illegali, incostituzionali…come è stato fatto.

3) i soggetti devono essere autorizzati per una molteplicità di motivi: primo fra tutti perché ci sono norme di legge e guarentigie da salvaguardare;
Falso! I soggetti non possono essere autorizzati da nessuno, non esiste autorizzazione per esercitare la libertà d’espressione, è illegale farlo, che poi ci siano diritti da salvaguardare (quello dei dati sensibili) invece è inespugnabile.

4.quanto avviene in Consiglio Comunale è pubblico, tuttavia bisogna tutelare i dati personali dei soggetti di cui si discute durante il Consiglio, prestando attenzione a questo fondamentale punto. I consiglieri comunali devono poter decidere di non essere ripresi solo in determinati casi, ossia se abbiano una motivazione rilevante per far sì che ciò avvenga;
Vero, la tutela dei dati personali è doverosa. I consiglieri comunali però in quanto funzionari pubblici non possono avvalersi della privacy soprattutto nell’esercizio delle loro funzioni, se non nei casi già previsti dalla legge quindi se c’è la notizia e quei dati sono fondamentali per completarla pensa che anche per i dati sensibili la legge permette la pubblicazione. Devono essere però strettamente legati all’interesse pubblico e fondamentali per completare la notizia. Se lo vieti preventivamente è censura. Ma a scanso di equivoci, quello che decidete in quell’assemblea pubblica sottosta degnamente al diritto di cronaca quindi…

5. l’autorizzazione è volta alla protezione dei principi prima esposti, in quanto si deve valutare se determinati punti del Consiglio Comunale debbano essere trattati con maggiore sensibilità;
Legittimo.

6.nel Consiglio aperto al pubblico ognuno può assistere alle sedute, ma ben diverse sono le riprese che immettono nel circuito di internet filmati che possono anche confliggere con talune prescrizioni di legge (come il cosiddetto diritto all’oblio);
Immettere in rete immagini di un consiglio pubblico avvalendosi del diritto di cronaca o critica è sempre legittimo, se poi si commettono reati d’opinione si paga, ma dopo. Preventivamente non si può controllare, influenzare, obbligare qualcuno a seguire percorsi predefiniti nella sua libertà d’espressione. Appellarsi al diritto all’oblio allo stadio, in piazza del popolo, o nella casa di vetro è però contraddittorio. Chi vuol essere dimenticato non va al consiglio regionale, comunale, provinciale, al concerto di Sting o alla finale di coppa campioni. Inoltre secondo l’art. 137, comma 3°, del codice della privacy, la comunicazione e la diffusione di dati personali incontrano “i limiti del diritto di cronaca […] e, in particolare, quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico”. Di conseguenza, oltre ad essere esatti nel rispetto del requisito della verità, la diffusione dei dati personali, come già detto sopra, deve rispondere ad una reale esigenza informativa nel rispetto del requisito dell’interesse pubblico. Considerando dati personali sia il nome che l’immagine di un individuo, la norma ne subordina la legittimità della diffusione alla sussistenza di un interesse pubblico. Solo in questo caso un individuo può essere “identificato” dalla collettività e il relativo “fatto” sganciato dalla sua sfera privata secondo il principio di completezza della notizia.. La notizia quindi deve essere socialmente rilevante, un inquadratura fissa di un ora su un cittadino comune non trova quindi ragione ma uno zoom tra il pubblico in un consiglio pubblico particolarmente affollato invece si perché fatto proprio magari per raccontare che tanta gente ha presenziato al consiglio,vige quindi il diritto di cronaca; oppure una ripresa sullo stesso pubblico che illegittimamente disturba, protesa e blocca illegalmente il consiglio comunale, qui l’obiettivo può legittimamente raccontare il fatto di cronaca. Ma indipendentemente da ciò, quello che ribadisco con forza è che comunque nessuno può imporre una norma che, preventivamente vieta d’inquadrare il pubblico per eventuali violazione della privacy perché questa è censura vera e propria. Inquadro e se ciò che divulgo è d’interesse pubblico ( i 2 esempi sopra) sarà legittimo perché essenziale per raccontare quel fatto, se invece metterò in rete un ora d’inquadratura di un soggetto seduto tra il pubblico avrò diffuso dati personali senza che esista la notizia quindi violando la sua privacy. Riprendere però non può essere vietato e solo dopo nella divulgazione che esistono tutele. A scanso di equivoci poi e bene ricordare che la questione generale della diffusione di dati personali si pone in termini assai diversi quando protagonista della vicenda è un personaggio pubblico. Qui a giocare un ruolo fondamentale è la presenza del nesso che lega il personaggio alla collettività. Qualsiasi fatto in sé rilevante, oppure privato ma incidente su quel nesso, acquisisce importanza soprattutto (o soltanto) per essere a lui riferito. In questo caso, se non venissero diffusi i dati personali, si priverebbe la collettività di un’informazione fondamentale nel suo rapporto col personaggio pubblico, che va sempre rappresentato in termini veritieri. Essendo il fatto rilevante soprattutto (o solamente) per essere riferito al personaggio pubblico, in questo caso la mancata diffusione dei dati personali equivarrebbe ad un occultamento della notizia. I personaggi noti non possono vantare un diritto all’immagine, poiché “non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà […]” (art. 97 Legge sul diritto d’autore [n. 633/41]). E la circostanza in cui se siano sorpresi in un ristorante, che è luogo pubblico, impedisce di considerare “fatto privato” quella cena. Naturalmente sarebbe diverso se le immagini della “cena” fossero indebitamente tratte da un domicilio privato: qui scatterebbe addirittura il reato di cui all’art. 615 bis c.p. (“Interferenze illecite nella vita privata”).

7.L’autorizzazione è anche finalizzata all’ottenimento di individui certificati e pertanto è più facile monitorare il rispetto del regolamento in questo modo. Non si vuole reprimere nessuno!;
Qui fai una chiara ammissione di colpa. Non ho mai detto che volete reprime qualcuno, sostengo che illegittimamente volete controllare anticipatamente quello che un cittadino farà. Questo è il problema. Il valutare se vado bene o no, il controllare quello che voglio fare nel esercizio di un diritto come quello di video filmare un consiglio pubblico è illegittimo. Ti informi di chi sono punto e basta. Nessuna valutazione preventiva, nessuna perché illegale, solo dopo aver pubblicato le immagini potrai eventualmente come tutti, avvalerti della tutela giuridica in caso di diffamazione, calunnia ecc. La parola “individui certificati” implica una valutazione preventiva che tradotto significa censura. Perché la censura non è il solo vietare ma anche controllare e decidere poi se certificare e quindi se ammettere il soggetto in aula consigliare oppure no. Ecco perché ho citato Mao…

8. È sacrosanta la scelta di non inquadrare chi si senta male o chi sia indisposto, in quanto tale prerogativa è un valore fondamentale della persona e non può essere calpestata;

Vero…ma stai parlando di persone comuni, per i personaggi pubblici, gli assessori, il sindaco, il cantante, l’attore, il calciatore questa prerogativa lascia aperta un porta. Sia l’art. 10 che l’art. 11 del codice di deontologia contengono specifici riferimenti al caso in cui il dato sensibile (relativo alla salute o alla sfera sessuale) interessi un personaggio pubblico. Anzi, i riferimenti coincidono letteralmente. Per entrambi (comma 2°) “la pubblicazione è ammessa nell’ambito del perseguimento dell’essenzialità dell’informazione e nel rispetto della dignità della persona se questa riveste una posizione di particolare rilevanza sociale o pubblica”. Qui è evidente il parallelismo con il concetto di essenzialità dell’informazione indicato dall’art. 6, comma 2°, secondo cui “la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”. Se il sindaco o l’assessore in consiglio cadono e si rompono un gamba è un informazione essenziale non credi? Anche per i dati relativi alla salute, nel caso del personaggio pubblico è piuttosto difficile ipotizzare una diffusione illecita quando lo stato di salute sia destinato ad incidere sulla sua posizione pubblica, ossia sul nesso che lo lega al pubblico, proprio perché in questo caso verrebbe rispettato il requisito della “essenzialità dell’informazione” richiamato dalla stessa norma. Anzi, qui sarebbe proprio l’occultamento dello stato di salute a confliggere con l’interesse sociale, poiché il rapporto tra personaggio e pubblico non verrebbe più rappresentato in termini di verità. Si pensi a Giovanni Paolo II quando gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson, dopo le evidenti difficoltà manifestate in occasione dei suoi viaggi pastorali. Al contrario, la tutela del personaggio pubblico sarà massima nel caso in cui la malattia non pregiudichi quella funzione, ossia il rapporto che lo lega al pubblico, che qui non subirebbe alcuna variazione. Il rapporto continuerebbe ad essere rappresentato nel rispetto del requisito della verità anche con l’occultamento dello stato di salute. Sarebbe quindi illegittima la diffusione della notizia del tumore diagnosticato al leader di un partito senza il suo consenso, se le sue condizioni sono ancora tali da non comprometterne le funzioni. Ma nessuno può attraverso una norma vietare preventivamente la video ripresa ma solo dopo con la divulgazione dove tra l’altro esistono già delle leggi che tutelino eventuali violazioni della privacy, ma a seconda del caso quelle immagini potranno essere reato o legittime, ma dopo non prima. Questo regolamento chiude quindi quella porta e lo fa ridicolamente mettendo sullo stesso piano persone comuni e personaggi pubblici nell’esercizio delle loro funzioni e quindi sottoposti eventualmente al diritto di cronaca, critica, satira.

9. È ridicola l’accusa di abuso di potere. Chi riprende esercita un diritto a cui corrisponde il dovere di mettere a disposizione dell’amministrazione il filmato integrale, questo per un semplice fatto…. chi pubblica il filmato ne mette in onda frammenti o parti che possono non dare giustizia ai lavori del Consiglio, per cui il Comune si tutela con il filmato integrale, in modo che chiunque possa visionare l’intero consiglio;
Il dovere di mettere a disposizione del comune il filmato è falso, anzi viola la legge, solo le forze dell’ordine hanno questo potere e voi ne avete abusato inventandovi una norma illegale. La possibilità di metterne in onda frammenti della serata è garantita dalla Costituzione attraverso il diritto di critica come spiegato bene nel relativo post. La critica non è obbligata a dare giustizia ai lavori del Consiglio, è di parte, è la visione personale dell’operato del consiglio, vietarla è un abuso di potere, è illegale ed è vergognoso che abbiate normato la censura allo stato puro. Quello che dite in un consiglio comunale pubblico non si può toccare, o applausi o silenzio?Siete personaggi pubblici pagati da noi cittadini quindi non potete solo accettate solo filmati integrali, e cronaca pura. Mi ricordate la giunta Gasperoni. Infine mi domando: posso pubblicare frammenti di un filmato di Bersani, Berlusconi, del Papa, di Obama e poi esprimere il mio punto di vista, fare satira mentre quelle di G. Vincenzi in un consiglio comunale pubblico no? Vi rendete conto di cosa pretendete?

10. I paragoni con il fascismo sono irricevibili e non meritano nemmeno una risposta
Ti rispondo alla fine del punto 11

11. Questo regolamento tutela le prerogative di tutti e non penalizza certamente chi voglia riprendere il Consiglio. Pone delle garanzie, perché non stiamo parlando di un comizio politico, ma di un Consiglio Comunale: l’organo istituzionale più importante del Comune in cui vengono trattati tanti argomenti e per alcuni è necessario prestare attenzione quando si diffondano delle immagini;
il paragone a Mao è esilarante quasi come quello del fascismo ed è talmente insensato che non abbisogna nemmeno di una risposta!!

Un comizio politico è uguale ad un Consiglio comunale che in questo caso hai (volutamente) dimenticato di chiamare con il suo nome completo: Consiglio comunale pubblico, uguale casa di vetro, ciò che avviene lì dentro ha tutele molto inferiori rispetto a casa propria. L’attenzione di cui parli la deve prestare chi divulga, cioè il responsabile del video, se quell’attenzione è invece esercitata da un organo istituzionale come l’amministrazione comunale preventivamente per valutare chi sarà idoneo o meno a non criticare nessuno diventa censura!!!!!!!!!!!!!!
P.S. (10-11)Volete sapere le generalità, le finalità, dovrò essere autorizzato ed ottenere la certificazione per esercitare un diritto costituzionale, devo consegnarvi il filmato integralmente, non posso pubblicarne frammenti, non posso commentarlo, criticarlo, non posso esercitare il diritto di satira, e ti scandalizzi se richiamo regimi totalitari maoisti o fascisti? Rivedete le vostre posizioni non abbiate paura di correggere gli errori.


12. Il regolamento è stato corretto e redatto con il supporto della minoranza, infatti in commissione ha ricevuto unanime parere favorevole, così come in Consiglio stesso.
Che la minoranza, visto come la pensava in passato, abbia concesso parere favorevole è una conferma di quanto sia illegittimo detto regolamento pensa che se mi fossi presentato in consiglio, super Gasp di fronte all’ufficio relazioni pubblico mi minaccio dicendomi che avrebbero chiamato ( inutilmente) i carabinieri…


Concludo ribadendo che questo regolamento impedisce l’esercizio pieno di 3 diritti sacrosanti attraverso un controllo preventivo illegittimo che ne certifica o meno l’ammissibilità. il diritto di cronaca si incarica di raccogliere uno ad uno quei frammenti dalla realtà (o presunta tale) ed inserirli inalterati, allo stato puro, nel contenitore, man mano delineando la dimensione pubblica del personaggio. Il diritto alla critica esprime invece un giudizio ( che è ovviamente parziale) su uno o più frammenti inseriti nel contenitore, dopo un’attenta osservazione. Ed infine quello di satira che seleziona alcuni di quei frammenti, ci scolpisce e disegna sopra. Ed è proprio questa attività artistica e artigianale ad essere tutelata dall’art. 33 della Costituzione. Nella satira non esiste l’obbligo di rispettare la verità dei fatti. Anzi, caratteristica principale della satira è proprio la deformazione della realtà, la sua rappresentazione in termini paradossali, a cominciare dalle vignette caricaturali e dalle maschere sceniche che stravolgono i (reali) tratti somatici dei personaggi noti. La video ripresa poi non può essere comunque vietata perché l’attività di raccolta di dati personali (immagine, voce, etc.) in luoghi aperti al pubblico e quindi per loro natura alla visibilità di terzi, non può essere proibito perché come afferma la giurisprudenza della Corte di Cassazione, quelle non sono aree nelle quali possa vantarsi “una ragionevole aspettativa di intimità e riservatezza”.


Frank Riberry calciatore francese del Bayer di Monaco dopo che le immagini in mutande sono state divulgate in tutto il mondo si è appellato alla privacy ed al diritto all’oblio…allo stadio…con 60 fotografi, 5 televisioni e decine di migliaia di persone…il giudice si pronuncerà appena sarà riuscito a smettere di ridere…per i 3visi minorenni immortalati in primo piano sopra il giocatore…beh lì siamo in Germania….

martedì 6 marzo 2012

Libertà d’espressione sotto controllo


Il post che segue andrebbe letto con questa chiave di lettura:
La tanto acclamata partecipazione è fondata su diritti sanciti dalla Costituzione inclusi quelli di cronaca, satira e critica; limitarli nell’espressione significa ostacolare la partecipazione, quindi la democrazia.


Già in passato questo blog si era occupato di liberta d’espressione soprattutto riguardo la possibilità di video riprendere i consigli comunali aperti al pubblico; consigli in cui i rappresentanti eletti dal popolo nell’esercizio delle loro funzioni prendono decisioni pubbliche utilizzando risorse collettive che riguardavano l’intera comunità, lo fanno nel luogo pubblico per antonomasia, cioè il comune, e lo fanno stipendiati con i soldi dei cittadini. Gli anni scorsi la passata amministrazione “bulgara” non ammetteva però (sbattendosene dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana) telecamere durante i consigli pubblici; questi figli di Mao Tse Tung si appellavano ridicolamente, pensate un po’ alla privacy, che per personaggi e funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni non esiste. Infatti la legge 15/2009, all’articolo 4 comma 9, dice che ’Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale’. Io aggiungerei anche: come logico che sia! Dopo aver fatto presente più volte l’inammissibilità di tale pretesa questi funzionarietti di partito pensarono bene di barricarsi ridicolamente dietro la censura allo stato puro, cioè dietro il fatto che quelle immagini sarebbero potute essere manomesse e quindi avrebbero potuto ledere, offendere, calunniare eventualmente gli amministratori. “Avrebbero” però è un verbo coniugato al condizionale. In pratica vietavano ex ante, cioè preventivamente, ogni possibilità di esercitare la liberta d’espressione garantita dal art 21 della Costituzione italiana che ne tutela l’esercizio in ogni forma e mezzo di diffusione, in questo caso attraverso “il mezzo” telecamera e questo perché qualcuno avrebbe potuto eventualmente commettere reati lesivi dell’immagini e della reputazione. Proprio quello che accadeva durante il fascismo o nei regimi comunisti più antidemocratici e che oggi è vietato dalla legge, si tratta infatti di censurare un espressione perché potenzialmente lesiva. Vorrei inoltre ricordare a tutti che la libertà d’espressione include anche il diritto di cronaca, che non è prerogativa solamente dei giornalisti, ogni cittadino infatti può, se vuole, divulgare informazioni appellandosi a questo diritto a patto però che rispetti 3 regole: il fatto deve essere di interesse pubblico, quindi non è una notizia cosa ha mangiato questa mattina il signor Rossi, che la notizia sia vera e che venga raccontata rispettando la continenza formale, cioè attraverso un esposizione chiara dei fatti senza esprimere opinioni o considerazioni personali che invece si possono comunque ed eventualmente esprimere se si decide di esercitare un altro diritto quello cioè di critica. Quindi aver vietato al cittadino di poter video riprendere i consigli e di divulgarli poi sul proprio blog, o trascrivere il dibattito su un volantino o sul giornalino della parrocchia perché l’autore “avrebbe potuto” commettere reati d’opinione fu, da parte della passata amministrazione comunale, un atto illegale perché anticostituzionale. Riguardo poi alla possibile manipolazione delle immagini è altrettanto importante ricordare che sono già presenti nell’ordinamento giuridico leggi che sanzionano un eventuale comportamento diffamatorio nei confronti di chicchessia ma solo dopo averlo commesso, ovvio no? Che facciamo allora, si sarebbero chiesti i padri costituenti, togliamo i coltelli dalla circolazione perché qualcuno potrebbe commettere un omicidio? I padri costituenti infatti nel redigere la Costituzione, subito dopo la dittatura fascista, si preoccuparono soprattutto di garantire a chiunque di esprimere la proprio opinione liberamente senza pretendere di bloccarla o controllarla ancor prima di essere espressa. Solo durante il fascismo si mettevano vincoli prima della pubblicazione e si controllavano anticipatamente i contenuti degli articoli, degli scritti, delle opinioni. La nuova amministrazione comunale, molto più democratica rispetto alla precedente ha deciso di regolamentare la possibilità di esercitare il sopracitato diritto cioè quello di video riprendere i consigli comunali aperti al pubblico perché e sempre bene ricordarlo a tutti, il comune è una casa di vetro. Purtroppo pero anche i “nuovi” sono caduti nello stesso identico errore dei passati amministratori “bulgari” perché hanno redatto all’interno del regolamento alcune norme altrettanto anticostituzionali e quindi facilmente cancellabili da un eventuale ricorso al TAR. Mi sono chiesto allora come i nuovi amministratori comunali abbiano potuto redigere un regolamento così palesemente anticostituzionale e quindi illegale. Ma analizziamo le anomalie con calma e facciamo un po’ di chiarezza:
Nel Art. 1 intitolato “Finalità” sono presenti subito 2 madornali errori di incostituzionalità manifesta. Là dove è scritto: ”In particolare il presente Regolamento disciplina il servizio di videoripresa e trasmissione televisiva o web delle riunioni di Consiglio Comunale che saranno effettuate direttamente dall’Ente o da soggetti preventivamente autorizzati ” si afferma illegittimamente che i soggetti dovranno essere preventivamente autorizzati. Non esiste autorizzazione per esercitare il diritto di esprimersi. Mai! Il secondo errore che poi viene riproposto più volte nel seguito dell’articolo è quello in cui si dichiara: “Le norme del presente regolamento integrano le altre disposizioni di legge aventi attinenza con la tutela del diritto alla riservatezza e con il diritto di accesso alla documentazione amministrativa conformemente a quanto stabilito dalle leggi in materia, con lo Statuto e con i relativi Regolamenti comunali vigenti” dimenticando (clamorosamente?) che per i funzionari pubblici il diritto della riservatezza nell’esercizio delle loro funzioni non esiste, non c’è privacy. Mai! Ce lo vogliamo mettere nella zucca che la distinzione fra pubblico e privato è manichea? Un politico dovrebbe sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico. Su questo punto sono rimasto oltremodo sorpreso perché la legge 15/2009, articolo 4 comma 9 che esclude gli amministratori comunali dall’avvalersi della privacy l’avevo consegnata nelle mani del vice sindaco Roberto Pari alcuni mesi fa al fine di dare il mio modesto contributo nel realizzare detto regolamento nel più totale rispetto della legge e mi sembrava che tale articolo di legge non potesse offrire oltremodo possibilità interpretative diverse vista la chiarezza della norma legislativa. Ma andiamo avanti perché il bello deve ancora venire. L’art 2 viene infatti incredibilmente intitolato “Autorizzazioni” e qui vengono elencate le richieste da parte del comune per poter filmare i consigli aperti al pubblico. Richieste legittime perché chiunque voglia filmare un consiglio non dovrebbe avere problema a dare le proprie generalità, finalità ecc. Inoltre è legittimo che l’amministrazione sappia chi video riprenderà i consigli perché ha diritto eventualmente di tutelarsi giuridicamente in caso di reati e quindi deve conoscere chi filma. Giustissimo, ma è anticostituzionale il fatto che vengono affiliate tali richieste al poter “conseguire specifica autorizzazione dal Sindaco che verrà rilasciata sentita la conferenza dei Capi Gruppo Consiliari”. È come se il sindaco avesse messo per iscritto che dopo aver fornito le mie generalità mi autorizzerà ad indossare i calzoni gialli, o una maglia blu. Per la Costituzione italiana filmare è uguale a esprimersi quindi si richiedono eventualmente le generalità punto e basta! L’autorizzazione ed esprimersi è implicita come il diritto di respirare. Sappiate bene che la libertà d’espressione può essere esercitata in ogni forma e con ogni mezzo di diffusione quindi chiunque può partecipare ad un consiglio comunale e dipingere in un quadro la giunta perché quello è il mezzo che ha deciso di utilizzare per esprimersi. Potrebbe scrivere una canzone, una poesia in religioso silenzio senza dover essere autorizzato da nessuno. Ne sindaco, ne i capi consiliari hanno tale potere nelle loro mani…nemmeno il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio…ok? All’art 3 intitolato “Modalità di riprese” ci sono altre 2 norme palesemente anticostituzionali: la prima è l’assurda pretesa di non inquadrare il pubblico. Anche se ovviamente non è interessante farlo, non è mai un reato e non può essere vietato da nessuno. Il comune è un luogo pubblico come una piazza, come una spiaggia, come la curva di uno stadio, anzi è il più pubblico di tutti i luoghi pubblici d’Italia, è una casa di vetro. Pensate che sia possibile che la legge ordinaria vieti di scattare fotografie al mare senza aver ricevuto la liberatoria da tutti coloro sono dietro il soggetto fotografato? Gli unici ad essere vincolati da liberatoria firmata dai genitori sono i minori ma solo, badate bene, nella eventuale divulgazione pubblica della foto o delle video riprese, non allo scatto. Ma avete visto quante volte nelle trasmissioni sportive, nei telegiornali le telecamere che si aggirano nei mercati rionali o nelle gare ciclistiche, inquadrano le persone che, esultano, si baciano, si grattano il culo, mangiano un panino, dormono, pensate davvero sia irregolare tutto ciò? Pensate serva una liberatoria per tutti? Pensate che qualcuno allo stadio inquadrato dalla Rai che trasmette la sua immagine in tutto il mondo possa avvalersi di una qualche aspettativa di privacy? Solo un sciocco pretenderebbe di avvalersi della privacy in un luogo pubblico come la curva di uno stadio, o in piazza del popolo durante un comizio politico o un concerto, alla stazione centrale dei treni come a quella degli autobus, nell’aula consigliare della provincia o della regione. Quindi un semplice cittadino che va ad un assemblea pubblica nel caso di dovesse poi rivedere in televisione non potrà mai appellarsi alla privacy se non è minorenne. Peggio ancora il discorso riguardo i consiglieri che accusassero eventualmente un malore (ovviamente niente sangue, spasmi, vomito o immagini forti in quanto la divulgazione è già comunque vietata dalla legge)(attenti sto parlando comunque di divulgazione, lo scatto non è mai un reato), e che per il suddetto regolamento non potrebbero essere inquadrati. In quel caso però, per chi volesse avvalersene, regnerebbe legittimamente il diritto di cronaca. Ma Berlusconi quando si è sentito male ed è andato su tutte le tv del mondo non l’ha notato nessuno? Si chiama diritto di cronaca perché se il sindaco si sentisse male e se ciò fosse vero, sarebbe a tutti gli effetti una notizia d’interesse pubblico e se venisse raccontata rispettando la continenza formale acquisterebbe legittimità giornalistica anche se non si è giornalisti di professione quindi non si può vietare ne la videoripresa tantomeno la divulgazione d’immagini di eventuali malori o dell’arrivo in aula consigliare del sindaco con un braccio ingessato o una fasciatura in testa. Quindi riprendere brevemente un malore non può essere vietato da nessuno, tantomeno vietata la divulgazione a meno che questa amministrazione comunale non pretenda tutele superiori a quelle del Presidente del Consiglio? Proseguiamo perché la carnevalata anticostituzionale non è finita. All’ Art. 6 nominato “Limiti di trasmissione e commercializzazione” pare già incostituzionale il titolo. Non si può limitare la libertà d’espressione ormai dovrebbe essere chiaro, questo è ciò che dice la Costituzione che sta al di sopra di tutte le leggi. Ti esprimi e se eventualmente commetti reati ne rispondi al popolo italiano davanti ad un giudice. Qui ci sono però due chicche. La prima riguarda un obbligo illegittimo: “In ogni caso chiunque proceda ad una diffusione parziale della seduta consiliare deve,comunque, aver ripreso integralmente l’intera seduta e mettere a disposizione dell’amministrazione comunale la registrazione dell’intera seduta”. Chiunque può riprendere ciò che vuole e per il tempo che vuole, l’obbligo di riprendere 4 ore di consiglio è assurdo ed illegittimo. Poi nessuno deve mettere a disposizione nulla se non esclusivamente ed eventualmente nelle mani delle forze dell’ordine, questo è un grave abuso di potere. La seconda chicca è davvero speciale e recita: “I soggetti autorizzati che violino il principio di imparzialità sia nelle riprese che nella diffusione delle immagini verranno invitati con comunicazione scritta e motivata a correggere le modalità di ripresa e, in caso di recidiva, potranno non essere più ammessi ad effettuare riprese e decadranno dal relativo diritto su comunicazione del Presidente del Consiglio Comunale, sentita la conferenza dei Capogruppo”. Il principio d’imparzialità può essere violato, è garantito dalla Costituzione Italiana, è incredibile che degli amministratori tanto liberali abbiano sottoscritto una norma fascista come questa. Non può certo essere imparziale un giornalista di professione in un servizio giornalistico il cui codice deontologico lo obbliga a raccontare un fatto così com’è, senza considerazioni o opinioni ma il cittadino invece ha diritto di esserlo. Non confondiamo le offese, le calunnie, la diffamazione, reati che comunque sono già previsti e puniti dalla legge, dal diritto sacrosanto di criticare e cioè di essere imparziali. Un esempio semplice: video riprendo un affermazione, una promessa di un assessore che dopo mesi si rivelerà non compiuta e dal mio personale punto di vista lo critico. La critica vi ricordo, è fondamentalmente un attacco. Il diritto di critica non poggia sull’obiettività. Non è finalizzato ad informare, ma a stimolare un dibattito. Partendo non dalla realtà obiettiva ma da un punto di vista, si basa su valutazioni soggettive, fatte per essere accolte o contrastate, ma comunque dibattute. Ciò vuol dire partecipare alle scelte pubbliche…o questo per questa amministrazione comunale maoista, sarebbe contemplato solo per chi non farà obbiezioni ma solo applausi o cronaca pura? Come potrebbe un cittadino pubblicare in rete l’intervento di un assessore, di un consigliere d’opposizione inerente il nuovo piano urbanistico di una frazione del comune o le sue motivazione riguardo la scelta di non allargare la festa patrocinata dal comune anche alle altre strade o sui motivi di aver scelto quella piazza invece di un'altra per il mercatino di Natale, delle Pulci o quant’altro e di seguito esprimere i propri dubbi, le proprie critiche, eventuali soluzioni se la pubblicazione imparziale e vietata? Vi rendete conto di quello che hanno messo nero su bianco? È ovvio che quella sarà una visione parziale del fatto, è il mio punto di vista ma è anticostituzionale, antidemocratico vietarmene l’esercizio. I “nuovi” amministratori quindi hanno garantito una liberta d’espressione sotto controllo e a metà servizio utilizzando le stesse identiche motivazione dei precedenti bulgari. E che dire poi del diritto di satira non esercitabile con quest’ultima norma sull’imparzialità? Che so: “I nuovi argini del fiume Rubicone realizzati in questi giorni sono un esempio di lungimiranza e competenza tecnologica di questa amministrazione” affermò l’assessore Rossi di fronte alle telecamere e poi magari dopo un mese gli argini franano con una semplice pioggia di 2 ore. Con quest’ultima norma il cittadino non può ( ma non e vero che non può perche di fronte ad un tribunale questa e una causa già vinta, ma con questo regolamento viene comunque scoraggiato e disinformato sui suoi diritti) ritagliare quell’affermazione e poi montare subito dopo le immagini degli argini franati con magari una risata sotto o il rumore di un wc che scola. Davvero un amministrazione che si professa liberale vuole riportare il comune di Gatteo alla Cina di Mao? Solo nelle dittature più feroci non si può criticare o prendere in giro il potente di turno ma per color che comunque non lo sapessero tale pratica si chiama satira e critica, e sono diritti sanciti dalla nostra Costituzione, che sta al di sopra di ogni individuo di questo paese, incluso il sindaco di Gatteo Gianluca Vincenzi&Co.



Credendo fermamente nella partecipazione democratica alle scelte del comune ho protocollato questa mattina una lettera indirizzata al sindaco di Gatteo G. Vincenzi che riassume i punti di questo post condividendo quindi, non solo con i lettori del blog ma anche con i nostri amministratori comunali, le mie più precise conoscenze in materia legislativa costituzionale perche ogni cittadino deve e può aiutare i propri curatori comunali a correggere eventuali sbagli che ostacolino la possibilità di poter sempre in ogni caso manifestare un opinione diversa, di poter legittimamente e pubblicamente criticare le scelte di chi amministra, ovviamente nel rispetto più assoluto delle regole e delle leggi, nonché la possibilità di poter anche avvalersi del diritto di prendere in giro l’operato di qualsiasi personaggio pubblico attraverso la satira visto che da tale diritto costituzionale non si e potuto sottrarre nella storia di questo paese mai nessuno, ne il Papa, ne Berlusconi, ne Obama, ne Saddam, ne Bersani, ne Maometto e per chi ha buona memoria nemmeno l’ex sindaco Tiziano Gasperoni, nessuno, proprio nessuno! Non vorremmo mica fare un eccezione proprio per Gianluca Vincenzi&Co vero?

P.S. Di fronte a questo regolamento palesemente illegittimo e anticostituzionale mi chiedevo cosa avesse obiettato l’opposizione che nel recente passato nel post “Semplicemente Ipocriti” avevo aspramente criticato proprio a causa di tanta ipocrisia nell’interpretare la libertà d’espressione a mandati alterni. Che avranno eccepito quindi dopo l’emanazione delle norme sopracitate? Davvero ai risvegliati “paladini della liberta d’espressione” sono sfuggite irregolarità di tale portata, le quali, visto che sono diventate lettera scritta, potrebbero essere facilmente cancellate con un semplice ricorso al TAR? Sentenza che poi pero rimarrebbe per legge applicata al comune per sempre e quindi magari tra 5 anni (col comune unico tra 2) potrebbe ritornare indigesta a chi in passato con la censura ci ha convissuto senza fiatare…
Toc Toc c’e nessunooooooooo?

Regolamento videoriprese

venerdì 2 marzo 2012

Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Nelle aule di giustizia alle spalle dei magistrati che giudicano gli imputati in nome del popolo italiano capeggia la scritta “La legge è uguale per tutti”. Allo stesso modo in quelle consiliari dei comuni, delle province e delle regioni, in sostanza alle spalle degli amministratori pubblici eletti dal popolo dovrebbe, a mio avviso, essere esposto il discorso che pronunciò Pericle agli ateniesi quasi 2500 anni fa. Lo so, le parole possono rimanere tali e cioè lettera morta, se non sono accompagnate da azioni concrete, da prese di posizioni coerenti, ma fissarle su una parete pubblica e poterle leggere ogni qual volta si accede all’interno di un istituzione dello stato, aiuterà tutti i cittadini a ricordarne il valore, perché io credo che oggi troppi funzionarietti di partito lo abbiano completamente dimenticato.



Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.




Pericle, in greco Περικλῆς, Periklēs, "circondato dalla gloria" (Cholargos, 495 a.C. circa – Atene, 429 a.C.), è stato un politico, oratore e stratego ateniese durante il periodo d'oro della città[a] - cioè, il momento tra le Guerre persiane e la Guerra del Peloponneso. Pericle ebbe una così profonda influenza sulla società ateniese che Tucidide, uno storico contemporaneo a lui, lo acclamò come "primo cittadino di Atene".Pericle promosse le arti e la letteratura; questa fu la principale ragione per la quale Atene detiene la reputazione di centro culturale dell'Antica Grecia. Cominciò un progetto ambizioso che portò alla costruzione di molte opere sull'Acropoli (incluso il Partenone). Questo progetto abbellì la città, esibì la sua gloria e diede lavoro a molte persone. Inoltre, Pericle favori la democrazia a tal punto che i critici contemporanei lo definirono un populista.

domenica 26 febbraio 2012

Le eccellenti acque scadenti di Arpa



Da diversi anni Goletta Verde classifica le acque della foce del fiume Rubicone come fortemente inquinata dagli scarichi fognari mentre Arpa, nonostante nella foce del Rubicone la balneazione sia vietata, nel 2009 le identificò come comunque balneabili. Dal report 2009-10 (qui sotto in allegato ) presente comunque in rete sul sito web Arpa inerente la qualità delle acque superficiali monitorate risulta invece che la qualità delle acque del fiume Rubicone, nella stazione di monitoraggio più vicina alla foce, è scadente. Ma il 24/07/2009 la dottoressa Anna Maria Casadei di Arpa Forlì sul giornale dichiarava: “Fermo restando che la foce del fiume Rubicone non è balneabile nel tratto di mare che va da 50 metri nord a 50 metri sud, tuttavia, a norma di legge, secondo le analisi che effettuiamo periodicamente sul posto, la balneabilità è confermata.” Quindi il rapporto Arpa in cui vengono comunque confermate le criticità ambientali della foce del fiume mostra acque scadenti ma comunque a norma di legge?
Il 27 luglio 2011 Legambiente rileva nella foce del Rubicone la presenza di Eschierica Coli (UFC/ml 640) oltre i limiti fissati dalla legge classificando quelle acque come “Inquinate”. Nella sezione web della balneabilità 2011 delle acque della costa, ai lati della foce del fiume Rubicone Arpa Forlì continua a classificare quelle acque con il massimo del punteggio e cioè eccellenti. Come possibile che due autorevoli istituti di prevenzione ambientale continuino a dare risultati contraddittori in uno specchio d’acqua di 100-150 metri? Chi sta raccontando balle? Un'altra stranezza presente nel sito web Arpa la rileviamo nelle mappe che mostrano acque eccellenti e balneabili sul lato sinistro della foce del Rubicone i cui confini iniziano però dopo un tratto di spiaggia da sempre aperta al pubblico e che comprende alcuni stabilimenti balneari. Questo specchio d’acqua al di fuori di quei confini come bisogna considerarlo, balneabile con acque scadenti come in pratica la foce del fiume? I dati pubblici ambientali di questo fiume da anni mostrano incoerenze, creano dubbi sullo stato di salute delle acque del Rubicone senza che nessun operatore turistico della zona batta ciglio. Dal 2005 al 2010 i risultati analitici dei campionamenti di routine inerenti la presenza di coliformi totali e fecali nonché quella degli streptococchi dimostrano che per ben 10 volte sono stati sforati i limiti ed i requisiti di qualità delle acque di balneazione. È strano però che 7 volte su 10 gli sforamenti rilevati sono avvenuti solamente nei prelievi di inizio stagione, quelli cioè a balneazione chiusa. Tutto ciò non è un po’ strano? Perché poi dal sito web di Arpa sono sparite le date dei prelievi passati?

Report Acque Fc 2009 2010

(in particolare, per il bacino del Rubicone, v. pagg 41-44 del documento, dove vengono descritte anche le principali criticità del corso d'acqua).

sabato 25 febbraio 2012

Neve, già 7,5 milioni di danni in agricoltura. E Bulbi si commuove












E' un conto salato quello della nevicata che ha imperversato in Romagna le prime due settimane di febbraio. A rendere noti alcuni numeri è il presidente della Provincia Massimo Bulbi, durante il vertice con i sindaci e il presidente della Regione Vasco Errani relativo all'emergenza neve. In un momento del suo discorso il presidente Bulbi si è anche commosso fermandosi per alcuni secondi singhiozzando nel momento in cui ha appreso da una nota ufficiale del governo che i soldi per l’emergenza neve verranno ricavati proprio dai tagli agli esigui stipendi degli amministratori provinciali e che quindi dovrà dire per sempre addio agli oltre 5000 euro che riceve ogni mese dalle tasche dei cittadini che garantivano lui a malapena una sopravvivenza già fatta di stenti.













Da oggi perciò, Bulbi non avrà più garantito quel frugale pasto che quotidianamente consumava da solo in una fredda stanza di un monolocale illuminato soltando da una fievole luce di candela. Non regneranno più quindi sulla sua tavola:Pancotto e erbe raccolte nei fossi e ripassate con un po di aglio in padella. Grazie Massimo!

venerdì 24 febbraio 2012

La mia banca è (in)differente



Era il 25 settembre 2009 il profetico giorno in cui le clausole importanti scritte in basso ai fogli informativi delle banche e con caratteri piccolissimi diventarono vietate; l’impiego di caratteri più chiari per dar maggior rilievo alle informazioni alla clientela; titoli e sottotitoli precisi; frasi semplici e brevi, facilmente comprensibili divennero per le banche obbligatori. Queste alcune delle nuove indicazioni che la Banca d'Italia dettò a istituti di credito e intermediari per le comunicazioni con la clientela. Regole che arrivarono con le nuove disposizioni sulla «Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari per la correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti» che vennero pubblicate pochi giorni prima in «Gazzetta Ufficiale». Insomma, le informazioni dovranno essere rese alla clientela «in modo corretto, chiaro ed esauriente nonché adeguato alla forma di comunicazione utilizzata e alle caratteristiche dei servizi e della clientela». Già un anno dopo (2010) queste importanti modifiche legislative per la mia banca (Credito Cooperativo di Gatteo) sembravano lettera morta; infatti continuavano ad arrivarmi a casa comunicazioni , in alcuni casi in un foglio bianco ed ampio i cui caratteri seguitavano ad essere così piccoli da non riuscire a leggerli nemmeno con gli occhiali. Mi recai allora all’istituto bancario suddetto per chiedere semplicemente per quale motivo, visto lo spazio disponibile sul foglio, m’inviassero comunicazioni con caratteri lillipuziani e chiesi loro anche che avrebbe potuto fare una persona anziana di fronte ad uno scritto, che all’occhio umano risultava in sanscrito antico. L’impiegato gentilmente mi confermò che avrebbe fatto presente alla direzione generale queste mie (logiche) obbiezioni. Le cose nei mesi successivi non cambiarono, e giorni fa mi è arrivata l’ennesima identica comunicazione con gli stessi caratteri piccoli e quindi incomprensibili nel bel mezzo di un foglio ampio e bianco. Si aggiunge a ciò un particolare molto fine come la testa di colui che l’ha ideata: la tonalità dell’inchiostro del solo scritto in lillipuziano è più chiara rispetto al resto dei caratteri della lettera. Visto che ho scelto a priori di non rivolgermi mai al direttore della banca in questione perché è appurato che fisicamente non esiste e che quello che vediamo è solo un ologramma una sorta di entità astratta messa lì a scopo esclusivamente estetico ma che per tale funzione quindi non dovrebbe ricevere uno stipendio reale ma intangibile come il suo operato riguardo a questo problema, mi sono convinto che (anche) la mia banca è (in)differente! Ma io sono come un elefante, non dimentico e in aggiunta a questo…ho il difetto di portare rancore…la vita è lunga…chissà che in futuro non debbano mai aver bisogno loro di una mia comunicazione scritta…

mercoledì 22 febbraio 2012

Le ragioni irragionevoli



Deniel “Cuore Impavido” Casadei

L’opportunità offerta un paio di mesi fa dal sindaco G. Vincenzi di Gatteo di poter esprimere, da parte dei cittadini, la propria opinione in merito all’attuazione del comune unico, sull’unificazione cioè dei 3 comuni dell’Unione del Rubicone è stata importantissima, direi rivoluzionaria perché ha concesso a tutti noi la possibilità di esercitare la democrazia diretta e partecipata nelle decisioni di carattere pubblico. Ma un gregge non sa di potersi avvalere di tale diritto e quindi pochi cittadini hanno espresso la loro opinione. Detto ciò, leggendo la posizione assunta dall’amministrazione comunale di Gatteo uscita ieri sui giornali per bocca del primo cittadino, esercito come sempre il mio diritto di critica nei confronti di tale decisione. I sindaci di Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli sono favorevoli all’accorpamento in un comune unico, Gatteo invece no. Ecco le motivazioni date da G. Vincenzi su Il Resto del Carlino:

“Ribadisco la mia più totale contrarietà, mia e della giunta comunale,alla fusione e quindi al comune unico. A oggi non ho elementi sufficienti a giustificare la fusione in quanto tutto ciò che mi viene evidenziato e proposto ha come filo conduttore esclusivamente una volontà meramente politica che a mio avviso non può influire in modo così pesante sulla vita di 38.000 persone.”




Gli elementi mancanti a Giunluca Vincezi però sono abbastanza noti e conosciuti da quasi tutti, meno evidentemente la giunta comunale di Gatteo. La fusione è giustificata dall’enorme spesa pubblica ormai non più sostenibile perché non ci sono abbastanza soldi e quello di accorpare i comuni piccoli è una via condivisibile o meno, sempre discutibile e quindi correggibile ma senza dubbio oggettivamente ragionevole. Misteri sulle ragioni quindi non ce ne sono. Sulla volontà meramente politica poi non si capisce molto. Che vuol dire? Chi avrebbe interessi politici a ridursi le poltrone? Con il comune unico se ne perderanno a destra e a sinistra e relativi stipendi, quindi che voleva dire Vincenzi. Non sarà invece tale rischio il motivo che non convince il nostro sindaco? Perché poi il primo cittadino scrive in politichese rivolgendosi pubblicamente sui giornali ai cittadini invece di esprimendosi in modo chiaro, semplice, con parole cristalline comprensibili a tutti? In un qualsiasi stato di diritto mi chiedo inoltre: se non da volontà e quindi decisioni politiche da cosa dovrebbero poter essere influenzate le vite di migliaia di persone, da volontà casuali, estratte alla lotteria? Non prendiamoci in giro e rispondiamo a poche e semplici obbiezioni, tra l’altro ovvie: Che senso ha pagare 3 sindaci di comuni piccoli invece di uno? Che senso ha pagare 14-15 assessori invece di 7-8? Tre segretari comunali invece di uno soltanto? Che senso ha sostenere le spese per 3 municipi quando se ne può usare uno ed affittare gli altri due ottenendo un entrata da utilizzare poi per i servizi dei famosi 38.000 cittadini? Se un sindaco come Cesena, o Forlì può mandare avanti città da oltre 100.000 persone perché l’Unione dei 3 comuni del Rubicone non dovrebbe essere in grado di fare lo stesso? La verità è che l’accorpamento dei comuni piccoli toglie poltrone e stipendi e ciò fa molta paura. Governare un comune senza cittadini partecipanti nemmeno quando viene offerta loro l’occasione poi è uno spasso per chiunque…
Oggi invece sono uscite sui giornali locali le motivazioni di questa scelta per bocca del capogruppo di maggioranza Deniel Casadei, che nonostante sia un giovane ha già imparato ad esprimersi in politichese stretto rendendo quindi difficile ai più la comprensione delle legittime ma criticabili motivazioni di questa giunta. In corsivo ecco le meraviglie di Casadei&Co.



La realtà attuale vede un Unione non idonea a sostenere la fusione in quanto priva di contenuti concreti ( Che vorrà dire?) caratterizzata da un forte immobilismo a causa soprattutto delle continue lotte intestine tra i diversi esponenti del PD. (Ma in questo caso le amministrazioni Piddine di San Mauro e Savignano sono d’accordo per il comune unico quindi gli immobili ora siete voi o no? Inoltre non siete forse lì per amministrare e per rendere le situazioni idonee ai cambiamenti?) Sussistono, tra i 3 comuni, differenze a vari livelli tra cui quello tributario,informatico e normativo. (Ma va? Che pensavate di unificare 3 comune senza trovare differenze e quindi difficoltà da risolvere?) Oggi Gatteo conta un amministratore comunale ogni 542 mentre con il comune unico il rapporto diventerebbe di uno 1767; (Ma è proprio questo la ragione per cui si accorpa un comune per ridurre le spese dell’amministrazione pubblica, quale sarebbe quindi il problema? Si allungherebbero le file per i cittadini che vogliono incontrare un assessore? Casadei & Co si sono chiesti la proporzione che c’è, che so a Milano? Come fanno quei pochi amministratori comunali milanesi o fiorentini a soddisfare le esigenze di milioni di persone?) Il principio di una comune appartenenza all’Unione è elemento fondamentale nell’ottica di una fusione. Oggi questo sentimento non esiste. (Manca quindi per i cittadini gattesi il senso di appartenenza ad un Unione che rappresenta un territorio di pochi km quadrati ma con realtà culturali, lingue e costumi così diversi? Non stiamo mica parlando di Catanesi e Triestini uniti insieme, chi l’avrà suggerita questa cazzata, la lega nord?) Un Unione efficiente può svolgere questo importante compito. ( D’accordo ma ci spieghi allora perché non potrebbe farlo ugualmente senza 2 sindaci, 2 segretari comunali e10-12 assessori? Mancano argomenti semplici e chiari per la suddetta tesi?) Le retribuzioni/indennità di un numero minore di amministratori e di dirigenti comunali ( che a questo punto diventeranno obbligatori) saranno superiori a quelli attuali. (Questa è la più bella in assoluto, riducendo personale amministrativo si spenderà di più. È certo che il periodo di avvio comporterà costi dovuti al processo di fusione ma poi nel corso degli anni il comune unico ai cittadini costerà meno e quello che più fa ridere è che a tale obiettivo, cioè quello di amministrare, ottimizzare e risparmiare le risorse pubbliche sono stati incaricati proprio gli amministratori comunali di Gatteo che invece si aspettano un comune già idoneo ad ogni processo di cambiamento, senza incongruenze, con appartenenze e sentimenti popolari da Braveheart ed un efficienza di servizi raggiungibile però senza toccare poltrone politiche) La storia d’Italia è stata scritta dai comuni non si voglia pertanto sopprimere questo patrimonio storico sociale, punto di riferimento per i cittadini, per mere motivazioni politiche. (Per la prima parte no comment, per le motivazioni politiche attendiamo ancora di conoscerle perche ne ieri ne oggi questa amministrazione comunale ha spiegato in italiano semplice e comprensibile a tutti quali siano queste benedette motivazioni meramente politiche)

Le ragioni del no al comune unico a mio avviso sono altre e senza utilizzare lingue paleo politiche le elenco qui di seguito:

1)Perdita di poltrone e quindi di stipendi e di potere decisionale due anni prima della scadenza naturale del mandato(2016) affidato agli amministratori di Gatteo,in quanto nel 2014 devono votare Savignano e S.Mauro a scadenza naturale quindi...il dover rinunciare a 2 anni di mandato per il bene dei cittadini risulta, a mio avviso, egoisticamente non conveniente.
2)Non voler mettersi in gioco nel risolvere una marea di problemi burocratici ed amministrativi per realizzare il comune unico per far risparmiare soldi ai cittadini; operazione che comporta molte difficoltà, molto lavoro e la richiesta di grandi capacità amministrative. Proprio quello per cui gli amministratori comunali sono stati eletti dal popolo.

P.S. Oggi il presidente della provincia M.Bulbi si preoccupava in prima pagina su Il Resto del Carlino di dove trovare i soldi per l’emergenza neve. Lui guadagna oltre 5000 euro al mese, ed è lo stipendio di un solo amministratore provinciale adesso fate un po’ i conti a livello nazionale…quindi o riduciamo la spesa pubblica o i soldi (che non abbiamo per mantenere questo baraccone) continueranno ad andarli a prendere nelle tasche dei cittadini attraverso le tasse e riducendo ulteriormente i servizi…qualcuno lo deve prendere nel culo…sta a noi decidere ( partecipando) chi!

Dal vocabolario italiano:
Amministrare: v.tr. [aus. avere] 1 prendersi cura dell’organizzazione, della gestione di un ente, un bene, un’attività, pubblici o privati: amministrare un comune, un’azienda, delle proprietà, la casa | amministrare lo stato, governare | amministrare la giustizia, esercitare le funzioni proprie del potere giurisdizionale 2 ( estens.) dosare, regolare, disciplinare: amministrare il proprio tempo, le proprie forze 3 ( non com.) somministrare: amministrare una medicina | amministrare i sacramenti, ( lit.) impartirli ||| amministrarsi v.pron. gestirsi, governarsi, regolarsi: una persona che si amministra bene, che sa far bene i propri interessi


Qui sotto ripropongo la replica di Deniel Casadei presente anche nei commenti sottostanti in risposta alle mie obbiezioni e critiche:

Per fare un po’ di chiarezza nel guazzabuglio fatto da chi non conosce la realtà dei fatti ecco alcune considerazioni: 1. Unione priva di contenuti concreti: la nostra Unione non contiene tali contenuti per il fatto che il processo di condivisione dei servizi è immobile da 5 anni! Pertanto è un’Unione vuota e non efficiente, perché non utilizzata a pieno delle proprie possibilità; 2. In un’Unione non dovrebbero esserci differenze procedurali/normative, in quanto è un punto fondamentale da cui partire quella di unificare procedure e normative, così da fornire una completa omogeneità in tali ambiti strategici per lo sviluppo del territorio; 3. Il rapporto amministratore-cittadino è un valore e solo secondariamente un costo, dato che i gettoni dei consiglieri comunali ammontano ad una cifra irrisoria. Fuori luogo il rapporto con città come Milano. Dato che sono sempre state caratterizzate da questa realtà di grande città, da noi la fusione porterebbe un forte impatto sulla vita dei cittadini, portando più svantaggi che altro; 4. Il senso di appartenenza ad una comunità è elemento forte e radicato. Se non si percepisce tale caratteristica, significa non conoscere il nostro territorio. Vi è stato da sempre un difetto di comunicazione da parte dell’Unione che non viene percepita come un ente fondamentale nello sviluppo del territorio, ma solo come un peso; se non si crea un senso di appartenenza anche a livello di Unione non si può procedere a nessuna fusione, perché risulterebbe un processo forzato. 5. Dall’Anci Emilia-Romagna e dai vertici della regione è riconosciuto che l’Unione è il modo migliore per valorizzare le potenzialità del territorio, in quanto solo l’Unione può garantire una rappresentanza reale e corretta di tutto il territorio; lo dimostrano le esperienze concrete di altre unioni ed il fatto che ad oggi in Italia i tentativi di fusione siano pochissimi; 6. Gori sventola cospicui contributi regionali e statali per 15 anni. È vero che sono previsti per 15 anni dei finanziamenti, ma non è possibile determinare l’importo di tali fondi, per il fatto che la Regione, come il resto della Pubblica Amministrazione, è in grave difficoltà economica. 7. Compensi: ci saranno meno assessori, 1 solo sindaco, meno consiglieri e meno dirigenti, ma il problema è che le retribuzioni sono determinate in riferimento agli abitanti di una città e calcolando lo stipendio di ognuna delle categorie prima descritte e rapportando il dato ottenuto con i compensi di oggi si ricava un dato importante: nella migliore delle ipotesi si risparmierebbe una cifra poco significativa, nelle peggiori si potrebbe arrivare anche a spendere di più…. 8. Segretario comunale: anche oggi potremmo averne 1 solo, ma ci sono resistenze (non da parte nostra) che non ci permettono di ottenere questo importante risultato. 9. Le ragioni politiche noi non le abbiamo. Cosa abbiamo da perdere? Soldi? Non penso, visto che con i nostri incarichi anziché guadagnarci spesso ci rimettiamo. Chi decide di fare politica a Gatteo oggi non lo fa più per i soldi, lo dimostrano i compensi percepiti dagli amministratori…. (un consigliere comunale prende circa 240 euro l’anno, probabilmente un po’ di meno). 10. L’Unione è migliore del Comune Unico perché non ha costi aggiuntivi, è la forma migliore per ottimizzare costi e ottenere migliori servizi (non me lo invento io, basta guardare le altre Unioni che esistono in Emilia Romagna e nel resto d’Italia), garantisce una permanenza fuori dal patto di stabilità e tante altre cose… Anziché fare chiacchiere inutili noi rilanciamo la nostra proposta: mettiamo in Unione tutti i servizi ed anche le strutture con annessi i lavori pubblici; unifichiamo normative e procedure e prendiamo 1 solo segretario. Poi vedremo dei risultati veramente ottimali Deniel Casadei